ROMA – Luciano Correggi okEfficacia, semplificazione e progettazione dal basso sono le parole d’ordine che devono governare l’applicazione dei nuovi Fondi comunitari. Lo segnala Luciano Correggi, presidente del Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano e coordinatore dei Gal emiliano-romagnoli, che, nei giorni scorsi, ha partecipato a Roma all’incontro sugli Accordi di Partenariato, organizzato dalla Rete Rurale Nazionale nei giorni scorsi dove si sono confrontati lo Stato, la Rete Rurale Nazionale, le Autorità di Gestione delle Regioni e il mondo associativo ed economico, tra cui i Gal.

Per il futuro è previsto sul territorio nazionale un notevole impiego di risorse trasferite dall’Unione europea al mondo rurale italiano. Quali gli obiettivi?

“Innanzitutto la semplificazione e nuove opportunità. La Commissione ci mette a disposizione importanti novità, quale la possibilità di gestire i fondi europei in maniera integrata e non più con divisione per settori economici, con l’introduzione dell’approccio partecipativo su tutti i fondi strutturali e la possibilità dell’utilizzo integrato dei diversi fondi strutturali, con l’introduzione del multifondo. Questa è una novità rivoluzionaria che semplifica e rende più efficiente gli interventi, soprattutto per il territorio rurale”.

Approccio dal basso, perché?

“Abbiamo ribadito, come prevede la Commissione Europea, che la programmazione e progettazione dal basso, con il coinvolgimento dei soggetti del territorio, pubblici e privati, sia il metodo efficace con cui dovrà essere gestita la prossima tornata di fondi comunitari. Tale metodo sarà attuabile non solo per il programma relativo all’agricoltura ma anche per le attività produttive e il fondo sociale – spiega Luciano Correggi –.  Quindi abbiamo chiesto con forza che i regolamenti attuativi, regionali e nazionali non impediscano ma accolgano e rendano possibili l’applicazione di tali metodi”.

I precedenti fondi strutturali hanno evidenziato dei limiti. I Gal cosa chiedono?

“E’ vero e puntualmente lo abbiamo segnalato – risponde il presidente – come, ad esempio, con riferimento al carico burocratico o alle sovrapposizioni. Per questo chiediamo, anche, di individuare metodi e regole comuni che guidino l’operato dei Gal per lo sviluppo locale e per la cooperazione, in modo da superare il limite imposto dai differenti spazi interpretativi assunti dalle Regioni italiane con l’attuale programmazione. Si aumenterà così l’efficacia e la credibilità degli stessi, così come ci attendiamo una nuova programmazione che miri a una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Siamo certi che nelle strategie locali l’approccio delle tipiche misure Leader risulta maggiore e più significativo ai fini dello sviluppo lo stanziamento ad esso riservato è strategico per sostenere lo sviluppo locale di tipo partecipativo”.

Lavorare con le organizzazioni e le imprese: il metodo partecipativo per dei fondi pubblici, perché?

“Attraverso il metodo partecipativo i soggetti del territorio individuano i progetti di area vasta risolutivi per lo sviluppo locale e si impegnano direttamente per la loro realizzazione. Ritengo che il metodo Gal possa dare vita a agenzie ‘manager dello sviluppo’ dei territori, proprio per i nuovi compiti e le maggiori attese collegate alle nuove politiche comunitarie. Dal canto nostro ci impegniamo a mettere a disposizione l’esperienza maturata per costruire un nuovo progetto di territorio e una nuova partnership che sappia realizzarlo”.

Dopo la crisi, quali le parole chiave?

“Con le risorse in arrivo per i prossimi anni occorre ripartire proprio dal basso, aiutando gli attori territoriali, sia pubblici che privati, a sperimentare anche nuove modalità per far ‘rinascere’ un economia fondamentale a garantire lavoro, servizi e dignità ai cittadini, supportandoli nella creazione di reti. Siamo in sintonia con lo Sviluppo locale di tipo partecipativo indicato dall’Ue, dove le parole chiave sono ‘competitività’, ‘occupazione’ ‘ricerca e innovazione’”.