Prendi un Gal per esempio

Scritto in news il 9 Dicembre 2013 0 Commenti

Luciano Correggi presidente del Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano: Siamo tra i primi in Italia per “efficienza” della spesa e qualità progettuale, il nostro approccio Leader è da sempre il modello partecipativo dal basso; il nostro territorio non viene ritoccato dai nuovi criteri proposti dalla Regione: insieme al Multifondo per la nuova programmazione la nostra esperienza può essere punto di riferimento

Produzione agricola

MODENA– “La nostra è un’esperienza che può insegnare molto anche agli altri Gal, perché già ora corrispondiamo per tutta una serie di criteri a ciò che l’Unione Europea indica come pilastri della nuova programmazione 2014/2020 dello sviluppo rurale, nella declinazione che va sotto il nome di ‘approccio Leader’”. E’ il commento di Luciano Correggi, presidente del Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano e coordinatore dei Gal emiliano-romagnoli, a commento della bozza del Piano di sviluppo rurale della Regione Emilia Romagna, dopo un incontro tecnico svoltosi nei giorni scorsi e dopo aver riunito l’Assemblea dei Soci del Gal per mettere a punto un parere ed indicazioni da parte della realtà modenese-reggiana.

Per il prossimo periodo di programmazione quali saranno le risorse disponibili?

“Saranno in qualche misura superiori a quelle della precedente programmazione che sta arrivando alla fine. Questo è un risultato importante perché un totale in regione di 52.500.000 Euro è una base importante su cui lavorare, soprattutto se si hanno idee, e se si supereranno i limiti che abbiamo riscontrato nel periodo precedente. Mi riferisco in particolare ad una serie di vincoli che hanno impedito di investire insieme tra territori limitrofi o a rigidità burocratiche che possono far escludere dagli interventi progetti interessanti. Occorre quindi attuare una vera semplificazione. La Commissione ci mette a disposizione importanti novità, come la possibilità di gestire i fondi europei in maniera integrata tra settori economici, con l’introduzione dell’approccio partecipativo su tutti i fondi strutturali e la possibilità dell’utilizzo integrato dei diversi fondi strutturali, con l’introduzione del multifondo. Questa novità la riteniamo di fondamentale importanza per interventi più efficaci e che raggiungano lo scopo di attenuare le differenze tra aree ‘fragili’ come possiamo considerare la montagna modenese e reggiana ed il resto del territorio”.

In quale senso il Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano può costituire un esempio?

“La bozza del nuovo PSR che la Regione ha preparato sulla base di nuovi criteri socio-economici, non tocca il territorio del nostro Gal che resta integro, inoltre abbiamo dimostrato già nella passata programmazione di saper operare concretamente, tanto che risultiamo tra i primi Gal d’Italia come ‘efficienza’ della spesa e qualità progettuale, inoltre la nostra compagine sociale ed il nostro modus operandi sono un esempio applicato di progettazione dal basso, come prevede la Commissione Europea, con il coinvolgimento dei soggetti del territorio, pubblici e privati. Senza voler essere supponenti, crediamo che la nostra esperienza complessivamente presa si possa proiettare nella programmazione futura senza scosse e potendo fare da punto di riferimento anche per altri Gal che sono nati su basi diverse ed hanno operato con altri criteri”.

Eppure sembra che sia rispetto al Multifondo, sia per la perimetrazione dei Gal ci siano opposizioni e pareri contrastanti?

“Il Multifondo è una novità assoluta, che può andare a cozzare con abitudini consolidate e ‘spazi di potere’ altrettanto consolidati, tuttavia a noi sembra troppo importante per superare i limiti rilevati negli anni scorsi agli interventi e per poter impostare uno sviluppo del nostro territorio rurale in termini più complessivi – spiega Luciano Correggi –. Quanto alla delimitazione dei Gal, riteniamo corretti i criteri su cui sono stati effettuati gli studi ma sbagliata l’idea di una frammentazione che ne porti il numero da 5 a 8: se abbiamo in mente di semplificare le cose non è la direzione giusta”.

Un concetto su cui insiste molto è quello dell’integrazione, cosa significa?

“E’ un concetto che si articola sotto molti punti di vista – risponde il presidente –, in linea generale ritengo importante superare rigidità e separatezze di impostazione dei progetti, in ambito rurale e nei nostri territori quando parliamo di filiere, di sviluppo turistico, di identità culturale, parliamo di cose tra di loro interconnesse. Per questo chiediamo che nell’impostazione regionale si superi un eccesso di tematismo, cioè attenzione ad un singolo tema, per ragionare invece in modo più trasversale. Inoltre, tra i temi che ci vengono proposti, secondo noi manca quello dei servizi: esperienze come le nostre cooperative Paese o gli Agriasili vanno portate avanti e sostenute”.

(Gianni Verzelloni)